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Far capire l'importanza di queste tesi diventa fondamentale per quei liberali che abbiano il coraggio di innovare e di osare.
Quelli che vogliono cambiare lo stato delle cose, perche' si sentono liberi di attivarsi, di umanizzarsi e di partecipare.
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A Garlasco il processo penale probabilmente ha funzionato

di Enrico Gagliardi

Ogni volta che processi penali particolarmente importanti dal punto di vista mediatico investono l’opinione pubblica, assistiamo puntualmente alla genesi di una folta schiera di “esperti” di procedura penale i quali certificano il fallimento del sistema penale piuttosto che la sua rivincita.

Il caso Garlasco ne è un esempio nitido: nel corso del processo una perizia del giudice ha nei fatti completamente ribaltato l’ipotesi accusatoria del Pubblico Ministero che individuava in una determinata ora l’omicidio di Chiara Poggi per mano di Alberto Stasi.

Il crollo del teorema accusatorio ha scatenato fortissime polemiche sfociate nuovamente nell’ipotesi di responsabilizzare il Pubblico Ministero negligente.

Prescindendo dallo sbocco processuale che il caso avrà, bisogna mettere in luce come una critica del genere nella fattispecie concreta non sia del tutto fondata.

In altri termini in situazioni di questo tipo (ipotesi accusatorie accanitamente sostenute ma rivelatesi poi fallaci) la sanzione è endemica al processo stesso. Quando una perizia del giudice (organo terzo ed imparziale) indebolisce e sconfessa quella di una parte, il processo ha svolto il suo dovere, ha funzionato.

È proprio questa l’essenza del modello accusatorio di stampo anglosassone: una sana e rigida dialettica procedimentale davanti ad un “arbitro” (il giudice) dotato di alcuni poteri di iniziativa probatoria grazie ai quali è possibile modificare le posizione delle singole parti.

È proprio il contraddittorio grazie al quale i diversi soggetti si affrontano con i mezzi loro a disposizione a rappresentare indirettamente la sanzione in caso di eventuali negligenze. Il Pubblico Ministero o la difesa che assumono posizioni discutibili o deboli avranno come conseguenza del loro comportamento l’eventuale “sconfitta” della loro tesi.

Solo la sentenza potrà cristallizzare i fatti di Garlasco e dirci se l’ipotesi dell’accusa era sufficientemente solida oppure no; di sicuro il magistrato ha subito il contraccolpo della perizia del giudice.

Sono altri gli ambiti nei quali ravvisare eventuali responsabilità degli organi inquirenti. Per quello come Garlasco basta un regolare processo che come in una partita tra più squadre vede prevalere quella migliore, quella più competitiva.

Dispiace invece che puntualmente si perdano occasioni per affrontare le singole questioni in modo approfondito, ragionando sulle diverse ipotesi, scindendole tra loro.

Purtroppo nel nostro paese prevale un taglio più sensazionalistico finalizzato alla polemica ed a qualche “plastico” e trasmissione di troppo.

Nell’ottica di un processo sempre più accusatorio, almeno nelle sue intenzioni, devono invece essere viste poi le modifiche legislative che qualche anno fa hanno potenziato i poteri dell’imputato sotto il profilo delle indagini difensive. Al soggetto imputato infatti è consentito condurre investigazioni per mezzo di personale privato specializzato e qualsiasi altro atto in grado di liberarlo dalle eventuali accuse.

La logica di una scelta legislativa di questo tipo è ovvia: procedere verso una progressiva uguaglianza tra accusa e difesa iniziata con la riforma del 1988-1989 e proseguita con vicende alterne nel corso degli anni novanta.

Quanto poi questa normativa sia effettivamente applicata è altra storia. Gran parte degli studiosi di procedura penale infatti hanno più volte messo in luce la sostanziale inapplicabilità reale delle norme in materia di indagini difensive; inapplicabilità che nei fatti rende le posizioni del Pubblico Ministero e della difesa ancora separate da una distanza siderale ovviamente a favore dell’organo di accusa.

Ecco allora che a maggior ragione il ruolo del giudice risulta sempre più centrale e fondamentale proprio in funzione di arbitro in grado di calibrare le eventuali differenze tra le parti sopperendo laddove queste possano risultare eccessivamente sbilanciate verso la Pubblica Accusa.

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Open Source: Linux per tutti

di Martina Cecco

Risorse Free più sicure e con alta durabilità negli anni

Linux Day presentato dalla LinuxTrent, una associazione senza fini di lucro che dal 1998 promuove il Software Libero coinvolgendo nella propria missione il mondo delle scuole e della pubblica amministrazione: ne abbiamo parlato durante la Fiera Fà la Cosa Giusta con Roberto Resoli e Enrico Sester, rispettivamente portavoce di Linux Trent, Analista di Software e di sistema presso il Comune di Trento il primo e formatore per Linux Trent il secondo.

Chi siete e che cosa fate nella associazione Linux Trent? “Linux Trent si occupa di spiegare alla gente che Linux è un sistema adatto anche per chi non lavora nel settore dell’informatica - spiega Enrico Sester - lo facciamo attraverso eventi e incontri periodici, anche se Linux Trent è una vera e propria associazione senza scopo di lucro.” LinuxTrent Oltrefersina è composta da Tiziano Sartori, Giuliano Natali (diaolin), Paolo Lenti, Roberto Resoli ed Enrico Sester.

Si parla spesso di software libero, di programmi e di sviluppo dei programmi Linux è completamente gratuito? “Non esattamente - spiega Enrico - le risorse Open Source permettono di lavorare sul programma e di rivedere i lati critici, migliorarlo, metterci del suo, non vuol dire che sia sempre tutto gratuito.” Nello spazio Linux c’è una macchina simulatore per provare Ubuntu e Kubuntu, portati per il Linux Day 2009 e in omaggio a chi li testerà. Ubuntu è simile all’interfaccia Machintosh, Kubuntu assomiglia al casalingo Windows. “Tutti i programmi di Office possono essere importati sul sistema, anche Open Office, Mozzilla, Programmi di posta e così via, solo che qui si spiegano passo passo all’utente i progressi del suo lavoro, spiega che cosa sta succedendo alla macchina e che cosa sta facendo l’utilizzatore in quel momento, per questo è adatto per chi vuole avvicinarsi a questo sistema operativo.”

Prima si prova Kubuntu, uguale a Windows parrebbe, stessa idea di usabilità alla base del programma, una coscienza ordinata e lineare, veloce e silenzioso. E poi Ubuntu, che significa “Umanità agli altri”. Enrico presenta “GNU” a Liberalcafé; chi è lui? “Lui è GNU, che significa GNU’s Not Unix, simbolo di un progetto lanciato nel 1983, da Richard M. Stallman fondato sulla creazione di software completamente liberi simili a Unix, ma GNU.” E a questo punto i supporter sono diventati due: il Pinguino storico di Linux e lo GNU per GNU’s not Unix. Per GNU lavora la FSF Free Software Foundation, che si occupa di curare gli interessi e gli aspetti legali del progetto; attualmente il lavoro si svolge prevalentemente con un sistema GNU/Linux.

Spesso si preferisce il software tradizionale per una questione di compatibilità, questo problema di programmi esiste ancora? “In alcuni casi è Microsoft che produce programmi che non sono compatibili tra loro, il software libero riesce ad essere importato su questo sistema, come anche i programmi Microsoft che si usano nei sistema not-free.” Spiega Sester che nella maggior parte dei casi si sceglie per uniformità il programma tradizionale, ma che sempre di più nella Pubblica Amministrazione e nelle scuole si tende a scoprire il valore del Software Libero, per cui vengono svolti regolarmente incontri formativi con chi deve usare i programmi sul posto di lavoro.

A questo punto per alcune note tecniche sorge una domanda: ma un programma Free potrebbe essere pericoloso per alcune problematiche? Ad esempio per la privacy, sicurezza del sistema, protezione dei dati? “Molto più sicuro del tradizionale, si è passati dalla mentalità che la Security is Trough Obscurity, che portava a blindare programmi e sistemi per la protezione del proprio elaborato, alla mentalità attuale per cui la condivisione crea la sicurezza del sistema” ci tiene a spiegarlo bene Roberto Resoli, analista informatico, che racconta la storia dello sviluppo del free software a partire dal pensiero di Auguste del Kerckof, come non ci siano possibilità di tenere nascosti virus, funzionalità malevole, spyware nel sistema, perché il libero codice consente di verificare la correttezza e il funzionamento. Che ne pensi di Wikipedia? “Molto più aggiornata e corretta che non altri sistemi di lingua on line, sempre sotto gli occhi di tutti”. LinuxTrent, spiegano, è convinta che sia importante continuare a lottare per la libertà di pubblicare on line in siti internet blog, ne parliamo con una certa cognizione di causa, convinti che non si può blindare la rete per paura della sua grande forza.

Sistemi operativi, hardware, ma lo consiglieresti il Free Software per una banca ad esmepio? “La maggior parte degli istituti di credito ha scelto di cambiare - spiega Resoli - le banche hanno cominciato a provare sistemi GNU/Linux e componenti free per il trattamento dei dati, personalmente pernso che sia molto più sicuro.” Una risorsa non da poco, quella della applicabilità per sistemi sicuri che possono rimanere tali nel tempo, fra trent’ann’ un free software sarà sicuramente compatibile con i nuovi programmi, e invece .. chi riesce più a leggere i primi file archiviati nei vecchi pc degli anni ottanta con le nuove macchine?

Per saperne di più Associazione LinuxTrent

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Internet, nuova malattia per l’informazione

di Elisa Palmieri

E’ ufficiale, in Italia esiste la libertà d’informazione. Le due mozioni, quella presentata dal centro destra che sosteneva l’assenza di una situazione di minaccia della libertà di informazione in Italia e l’altra del centro sinistra, in cui si denunciavano anomalie nel bel paese e pressioni governative su media nazionali e stranieri, presentate a Bruxelles il 21 ottobre scorso sono state bocciate dall’assemblea.

A differenza di altri canali di comunicazione, Internet, che supera i tempi tecnici della stampa dei giornali, per mezzo di sistemi che tendono a portare il maggior numero di informazioni verso l’utente, consente a chiunque di accedere alle due tipologie base, ovvero la comunicazione e la diffusione di notizie su avvenimenti contemporanei, sviluppando la propria strategia di informazione sulla base di indicazioni prese in diversi Paesi, contribuendo alla diffusione del sapere e aumentando la capacità e la qualità delle tecniche di trasmissione delle informazioni.

I new media, fruibili on line, si possono classificare in base al loro avvicinarsi alla dimensione di prodotto o servizio all’interno della mappa dell’industria dell’informazione.
Internet è l’insieme di informazione e divertimento, cultura e attualità. L’ampia varietà di argomenti trattati nel web, pur operando a livello globale, è anche un potente mezzo che può perdersi nella ragnatela infinita di siti on line, dove i web site dei grandi giornali esercitano il dominio e dove si può perdere il senso della realtà per la confusione presente.

L’impegno nei confronti di questo processo di diffusione rapido e costante di informazioni, tuttavia, avrebbe un valore illimitato, se fosse stato affiancato da filtri, fin dalla origini per soddisfare le richieste più esigenti, in grado di individuare e concentrare su quegli aspetti dell’organizzazione efficace, che devono essere cambiati e migliorati affinché il fruire delle informazioni sia sempre più in linea con le aspettative degli utenti.

Sulla base di questo continuo sviluppo, come la nascita, a giorni, di un nuovo network adattabile, trasversale, che agevola l’accesso alle informazioni di un settore specifico e migliora il processo comunicativo tra la flessibilità nell’espandersi e ridefinirsi in base alle nuove richieste che man mano sorgono è uno dei numerosi metodi per filtrare e valutare il modo in cui si percepiscono le comunicazioni, eliminando così la malattia di cui sono afflitte la maggior parte delle notizie: l’elefantiasi da internet.

Per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente la capacità e la volontà. E’ importante stabilire una strategia precisa. L’evoluzione della comunicazione parte dalla scelta e dalla selezione delle notizie a seconda degli obiettivi dell’organizzazione. Avere un piano da seguire non deve comunque impedire di essere flessibili e disposti a cambiare quando si presentano delle opportunità e degli eventi non previsti.
Il mondo dei nuovi media è un mondo dove l’evoluzione delle singole parti è collegata a quella dell’intero sistema in cui sono inserite.

e disposti a cambiare quando si presentano delle opportunità e degli eventi non previsti. Il mondo dei nuovi media è un mondo dove l’evoluzione delle singole parti è collegata a quella dell’intero sistema in cui sono inserite. " /> Continua

Perchè voto Franceschini

di Lucandrea Massaro

Questa è una risposta che è per il mio amico Daniele, che mi rimprovera per aver ripubblicato una nota di Adinolfi su Marino. E’ una risposta che è - per l’oggetto che la compone - pubblica per sua propria natura, per questo la espongo qui. Grazie

La cosa più essenziale della nota di Adinolfi è il problema che pone su Marino che - premetto - mi piace su molte cose e soprattutto lo trovo molto credibile. Marino tuttavia è esattamente la Binetti al contrario. E’ chiaro, logico e forse anche scontato che la Binetti non farà mai il 7 o il 10% o non so quanto di voti se si candidasse alla segreteria, in un partito “progressista”, mentre le posizioni di Marino sono più a loro agio in questo campo dell’arco politico. Detto questo Marino è altrettanto ideologico e - soprattutto - ha il limite di aver fatto la campagna sul SI e sul NO, come se certe scelte (quelle eticamente sensibili) fossero definibili in termini così netti, distinti e soprattutto definitivi! Inoltre se è certamente vero (o per lo meno plausibile) che se vincessero gli altri due candidati non ci sarebbero fuoriusciti dal partito o (peggio) scissioni, altrettanto non si può dire se vincesse Marino, per lo stesso motivo per cui se vincesse la Binetti chi sta con Marino non so quanto resterebbe dentro al PD.

So che molti auspicano la fuoriuscita dei TEODEM ecc, aspirazione legittima per carità, ma quanto lungimirante politicamente? Se vogliamo Marino estremizza ancora di più il problema posto da Bersani sull’identità. Identità vuol dire che i simili stanno con i simili e che si dichiara apertamente che: sull’ambiente lasciamo fare ai VERDI, con quelli dei centri sociali facciamo parlare il PRC, con i cattolici lasciamo trattare l’UDC, ecc…io ci vedo un limite enorme all’azione di un grande partito di massa che possa parlare agli italiani tout court e assumersi la responsabilità del governo. La vocazione maggioritaria non vuol dire “o prendo il 51% da solo o niente” vuol dire non subappaltare pezzi di società a specifici partiti politici! Per questo voto Franceschini, perchè voglio morire DEMOCRATICO e non PIDIESSINO….

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Il passo indietro dell’Italia: il Partito democratico inciampa sui diritti dei gay

di Claudia Moschi

“Farsi bacchettare dall’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite è un po’ come farsi dare lezioni di morale dal nostro Presidente del Consiglio”. Questa è solo una delle tante battute che circolano nella blogosfera e nei social network italiani che in queste ultime settimane stanno dando il meglio di sé: vetriolo profuso generosamente senza risparmiare nessuno e il bersaglio preferito è diventato il frantumato Partito democratico, come dire, per interposta persona. Se il protagonista indiscusso della satira italiana (con una buona partecipazione della stampa estera) è il Premier Berlusconi il fallout radiattivo investe spietatamente gli avversari di Popolo della libertà e Lega Nord lasciando poche speranze a quanti attendevano l’emergere di una valida alternativa: in un periodo in cui la maggioranza ha servito un assist dopo l’altro all’opposizione questa si è giocata tutte le possibilità di goal, a porta vuota per giunta. Ci si può chiedere dove fossero i 22 deputati del Pd al momento del voto per l’approvazione del provvedimento che conteneva la norma sullo scudo fiscale, ma sarebbe inutile: le polemiche sui parlamentari assenteisti si prolungano da diverse legislature e in settimana la questione è tornata alla ribalta su quotidiani e telegiornali.

Si potrebbe parlare della completa mancanza di contenuti nelle dichiarazioni dei candidati alla segreteria del Partito o dell’incapacità di andare oltre a controbattute degne delle scuole materne, ma anche questa è roba vecchia. Si sa che la propaganda del maggior partito di opposizione si basa prevalentemente sulla critica di una singola persona che, per quanto condivisibile, dopo un po’ stanca e lascia senza niente in mano, al massimo riempie una piazza per un pomeriggio. Parlare dell’attività del Partito democratico, insomma, lascia il tempo che trova perché non si tratta di un’organizzazione di massa ma di una frittata malriuscita in cui le componenti della ricetta non si sono amalgamate, gli ingredienti scappano da tutte le parti e fanno quello che vogliono. Non ci sono regole e le poche linee di principio vengono ignorate nei momenti più importanti per seguire convinzioni personali. Ecco allora che quando la Camera dei Deputati si riunisce per votare un disegno di legge contro l’omofobia redatto da una deputata del Pd, Paola Concia, la frittata implode. La proposta prevedeva l’inserimento delle aggravanti per i reati commessi con “finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”, un passo necessario e urgente dopo i numerosi episodi di violenza contro i gay che hanno costellato gli ultimi mesi eppure non si è riusciti a farlo quel passo. I voti a favore sono stati 285 e 222 quelli contrari ma tra questi quello che ha pesato più di tutti appartiene all’onorevole Paola Binetti perché ha riaperto una vecchia ferita e riportato in auge il problema dell’organizzazione interna del Pd che, recidivo, continua a spaccarsi: espellerla o meno? È vero che il Pd ha vocazione pluralista ma diventa sempre più simile ad una Torre di Babele in cui ognuno parla per sé e nessuno si capisce.

In un Paese che ha portato avanti con tanta caparbietà la moratoria contro la pena di morte diventa paradossale non essere riusciti ad approvare una legge contro l’omofobia. L’Onu l’ha definito un “passo indietro” in merito alla tutela dei diritti di degli omosessuali e Amnesty International ha rincarato la dose con accuse altrettanto pesanti. A questo punto diventa imbarazzante per il Partito democratico pensare che i più coerenti in materia siano stati i deputati provenienti dall’ala della destra finiana. Rileggendo alcuni commenti nei salotti internettiani si scorge una soluzione: votare Gianfranco Fini il 25 ottobre?

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Visti da vicino

(Lega, PDL, PD, IDV, UDC + circa 170 altri partiti)

di Salvatore Italia

La Lega è un vero partito, o meglio lo è per i canoni formali.
E’ radicata sul territorio, e non perché ha aperto dei gazebo, ma perché ogni giorno è vicina alla sua gente: parla con loro e da questi riceve la sua forza. Quelli dati alla Lega sono voti convinti.
A questi pregi si contrappone un grave difetto: l’essere nella storia della seconda repubblica il primo partito dell’antipolitica. La Lega non interpreta la volontà popolare per immaginare un Paese migliore, ma assorbe l’odio, la rabbia, il sentimento di rivalsa verso le istituzioni. La sua ideologia (rectius: l’ideal-politico come dicono i post-ideologici) è la Roma ladrona, la secessione, l’autonomia, l’idea della razza.
Curiosamente in tutto questo somiglia ad un partito dei primi del novecento.
Antistorica e tribunizia ha come missione quella di dividere e governare ciò che è stato separato.

Se nella Lega si sente poco l’idealpolitico, ne Il Popolo delle Libertà di questo ingrediente ve n’è in abbondanza: esso si proclama liberale ma anche un po’ socialista (comunista mai!), cattolico ma anche laico, elitario ma popolare, rivoluzionario, anzi riformatore, innovatore e conservatore.
Il PDL è tutto questo perché Silvio è un po’ tutto.
Soprattutto dopo l’entrata in vigore dell’inno “meno male che Silvio c’è”, il PDL pare più una tifoseria che una vera parte politica. Attenzione però a sottovalutarne l’importanza storica, questo partito rappresenta un grande passo verso la costruzione di un nuovo assetto partitico in Italia e sbaglia chi crede che non abbia vita al suo interno. Il grande limite è l’essere costruito intorno ad una sola persona: tutto accade intorno al leader e il partito sembra esistere solo per un suo atto di volontà, è pensato, progettato e guidato da un solo uomo, con tutto il suo carisma e tutti i suoi difetti.
Ma non scandalizzatevi troppo perché Berlusconi è l’autobiografia della nazione tra la fine del novecento e il nuovo secolo e perché Berlusconi non è il male, è solo il più forte.

Quelli del Partito Democratico hanno preso alla lettera il loro nome, con una stupefacente pervicacia a dimostrare che è tutto veramente e fortemente democratico.
Il partito è interamente impegnato a discutere su se stesso, è ipertrofico nella sua organizzazione, sino a dimenticare che esiste una politica da fare in Parlamento. Recentemente sul voto del tanto contestato Scudo Fiscale pare che parte dei parlamentari del PD non erano in aula perché stavano scrivendo le regole del dibattito tra i candidati segretari al partito. Se la notizia è vera c’è da preoccuparsi. Per ora la linea politica sembra solo fare la guerra a Berlusconi. Lui è come Andreotti! Ma alla gobba e all’ironia vi ha sostituito il sorriso smagliante e una certa sfacciataggine.
Anche qui pare di essere rimasti quantomeno a trent’anni fa.
Se il Cavaliere non è il nuovo che avanza, i suoi più diretti avversari non brillano certo per originalità e chiosando G. Lakoff direi agli amici del PD di “non pensare (troppo) all’elefante”.

Italia dei Valori, un tempo annoverato tra i piccoli partiti personali è oggi la grande incognita dell’opposizione al centro destra.
Spesso nelle parole del suo leader maximo si dichiara liberale e democratico, ma al suo interno sembra come certi stati del Sud America. Antonio Di Pietro è dictator legibus scribundis come Silla: egli è sì tiranno, ma lo fa per il bene del Partito. E ci chiediamo se non abbia ragione.
Chiaramente personale, post-ideologico e antipolitico si rintraccia però in questo partito una vera tensione a divenire soggetto organizzato intorno ad un’idea, ideologicamente orientato, addirittura endo-democratico e riformista. Ma chi non sa che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni?

L’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, alias UDC è tutta in movimento.
E’ il luogo in cui da tempo si aggregano e si disaggregano alleanze, progetti, nuovi partiti.
La costola uscita dall’allora costituendo PDL è l’altra grande “x” della politica italiana.
Speriamo solo che la sua leadership non si faccia sedurre da un nuovo biscione e che Casini abbia davvero l’X-factor.

Poi c’è il partito di quelli che “non si sa mai dovessero diventare i numeri uno”, quelli che non scendono mai in politica, ma sono sempre lì per farlo, dei “dietroquintisti”, delle quinte colonne.
Quelli che aspettando Godot (rectius: che Silvio tiri le cuoia) gli sono venuti i capelli bianchi.

Visto poi che il referendum elettorale non è passato ben presto potremo avere la gioia di rivedere miriadi di partiti e partitini cimentarsi nelle sfide elettorali (ricordiamo che per le elezioni del marzo 2008 sono state depositate ben 177 liste) e chissà che in tutto questo sciame non ci sia una zanzara capace di pungere l’elefante!

Il Popolo della Libertà, Partito Democratico, Lega Nord, Italia dei Valori, Unione di Centro, Alleanza Autonomista e Progressista, Alleanza di Centro (presente in Parlamento con 1 deputato fuoriuscito dall’UDC), Liberal Democratici (presenti alle Politiche nelle liste del PdL, in Parlamento nella componente del gruppo Misto della Camera Liberaldemocratici-MAIE), Movimento per le Autonomie, Movimento Repubblicani Europei (come partito autonomo nel PD), Partito Liberale Italiano (presente in Parlamento con 1 deputato fuoriuscito dal PdL), Partito Repubblicano Italiano (presenti alle Politiche nelle liste del PdL, in Parlamento nella componente del gruppo Misto della Camera Repubblicani Regionalisti Popolari), Radicali Italiani (presenti come delegazione autonoma nel gruppo parlamentare del PD), Südtiroler Volkspartei, Vallée d’Aoste Autonomie Progrès Fédéralisme, Federazione dei Verdi, >Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Socialista, Sinistra Democratica, Movimento per la Sinistra, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Internazionalista, Partito dei Socialdemocratici, Partito di Alternativa Comunista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Sinistra Critica, Forza Nuova, La Destra, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Alleanza Monarchica, Movimento Fascismo e Libertà, Partito Pensionati, Democrazia Cristiana, Federazione dei Liberali Italiani, No Euro, Partito Democratico Cristiano, Partito Umanista, Patto dei Liberaldemocratici, Pensionati Uniti, Popolari Democratici, Popolari UDEUR, Consumatori Uniti, Sinistra nazionale, Movimento di Azione Popolare…e ne ho tralasciati alcuni.
Poi ci sono quelli regionali, ad esempio:

Verdi del Sudtirolo, Union für Südtirol, Die Freiheitlichen, Unione Democratica dell’Alto Adige, Unitalia, Ladins, Süd-Tiroler Freiheit, Demokratische Partei Südtirol

Iran: in coma la Guida Suprema Khamenei?

di Luca Martinelli

Voci non confermate danno la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, in coma, se non addirittura defunto. A parlarne è il giornalista neo-con Michael Ledeen, che a sua volta cita una fonte “anonima ma affidabilissima” presente sul posto.

Una parziale conferma viene da un giornalista iraniano rifugiato in Svizzera, che riporta di “violenti attacchi” dei basiji alle auto che festeggiano a suon di clacson. Ma a dire il vero, non è la prima volta che Ledeen dà per defunto il leader iraniano: già nel gennaio 2007, il giornalista statunitense annunciò la possibile morte di Khamenei.

Stavolta Ledeen parla di un collasso improvviso, dovuto all’aggravarsi delle condizioni di salute del 70enne leader. Hanno pesato le tensioni seguite alle ultime elezioni e la perdita progressiva di consenso presso l’Assemblea degli Esperti, l’organo che vigila sul rispetto delle norme islamiche e che avrebbe potuto metterlo sotto impeachment solo pochi mesi fa, per un appoggio un po’ troppo esplicito ad Ahmadinejad. Escluse “cause esterne” come un avvelenamento.

Che sia o meno “nelle mani di Allah”, resta aperto il dibattito su chi debba succedere alla attuale Guida Suprema. E i giochi sono molto più aperti di quanto possa sembrare: l’ex-presidente Rafsanjani, in qualità di presidente dell’Assemblea degli Esperti, sarebbe il naturale successore, seppure ad interim, in caso di decesso della Guida Suprema.

Secondo la Costituzione iraniana, l’Assemblea degli Esperti elegge la Guida Suprema – e questo potrebbe trasformare da temporaneo a definitivo l’incarico all’ex-presidente, che gode di grande sostegno all’interno dell’Assemblea. In realtà, però, non si sa quanto Rafsanjani – vale la pena ricordarlo, oppositore del Presidente Ahmadinejad – possa essere un nome spendibile.

Anche perché c’è chi teme che possa esserci un colpo di mano da parte delle Guardie e di Ahmadinejad, con l’imposizione del figlio di Khamenei (di cui si dice che abbia brigato molto, negli ultimi mesi, affinché la successione rimanga “in famiglia) e con la formalizzazione del sempre maggiore potere dell’ala militare del regime.

Nel frattempo, la tensione a Tehran torna a salire, indipendentemente dalla lotta per il potere: una manifestazione alla facoltà di ingegneria dell’Università di Azad è stata dispersa e 10 manifestanti arrestati.

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Epidemia di Aids: l’Italia al terzultimo posto nella classifica Europea

di Claudia Moschi

Siamo abituati ad essere gli ultimi della classe, ma in questo caso il dato è davvero preoccupante. Secondo la classifica europea redatta dall’organizzazione Health Consumer Powerhouse in merito alla prevenzione e gestione dell’Aids, presentata a Bruxelles questa settimana, l’Italia si colloca al terzultimo posto, dopo di noi solo Grecia e Romania. La classifica, che comprende i 27 Paesi dell’Unione Europea più Svizzera e Norvegia, è stata compilata in base al nuovo “Euro Hiv Index” prendendo in considerazione 28 indicatori relativi a quattro aree fondamentali: impegno del Governo e diritti del malato, accesso alle cure, prevenzione e risultati. La nostra pagella, dunque, non è lusinghiera: dei mille punti raggiungibili l’Italia si è attestata sui 614, mentre il Lussenburgo si è guadagnato la medaglia d’oro con 857 punti. Le fonti della classifica provengono fondamentalmente da statistiche pubbliche, sondaggi tra i pazienti e ricerche indipendenti: a nostro sfavore ha giocato la scarsa reperibilità di queste informazioni. “L’Italia ha una performance molto irregolare in ogni singola voce della classifica – ha affermato la dottoressa Beatriz Cebolla, direttrice dell’Euro Hiv Index – ed è oltremodo necessario mettere in atto un efficace sistema di monitoraggio e analisi della situazione. Un collaudato sistema di prevenzione che l’Italia potrebbe adottare è l’introduzione dell’educazione sessuale come materia obbligatoria a scuola e, più in generale, una maggiore educazione rivolta al resto della popolazione allevierebbe le frequenti discriminazioni che i pazienti subiscono da medici insufficientemente sensibili alla problematica dell’Hiv”. L’organizzazione sostiene che, mentre il numero di persone che convivono col virus dell’Hiv aumenta in ogni Paese dell’Unione, i fondi stanziati per fronteggiare l’epidemia diminuiscono. La pratica dei rapporti sessuali a rischio sta diventando sempre più frequente, così come la criminalizzazione e la ghettizzazione delle persone colpite dall’Aids: esistono norme che rendono perseguibili penalmente coloro che trasmettono il virus anche qualora il contagio fosse inintenzionale. L’accesso alle cure per gruppi di emarginati come gli immigrati irregolari - spiega la Health Consumer Powerhouse – non è garantita in quasi ogni Paese europeo. Le discriminazioni contro i pazienti affetti da Hiv sono frequenti tanto sul posto di lavoro che a scuola e nessun governo sembra sapere il reale numero di cittadini contagiati. Si può dunque dire che è un problema europeo la fiacca capacità di gestire l’emergenza che, nonostante il breve periodo di contenimento all’inizio del decennio, è tornata a livelli allarmanti. Lo scorso marzo, dopo le dichiarazioni del Papa Benedetto XVI rilasciate in occasione del suo viaggio in Africa in cui sosteneva che l’utilizzo dei profilattici fosse inutile per fronteggiare il dilagante contagio nel continente più colpito dalla piaga dell’Aids, l’Unione Europea era insorta definendo i preservativi come “uno degli elementi essenziali nella lotta contro l’Aids e la Commissione Ue ne sostiene la diffusione e l’uso corretto, considerando che ci siano chiare prove scientifiche che ne confermano il ruolo di prevenzione nella diffusione dell’Aids sostenendone attivamente l’uso”. I programmi di prevenzione finanziati dai fondi comunitari e nazionali riguardano anche la diffusione di preservativi e campagne di educazione per favorirne un uso corretto eppure quandoa giugno il Consiglio Provinciale di Roma ha approvato una mozione per l’installazione di distributori automatici di preservativi nelle scuole superiori e nelle Università della Capitale, oltre ad una debita campagna informativa di prevenzione, è scoppiato un putiferio: il paritio di maggioranza si è opposto sostenendone l’insufficienza mentre dalle file dei cattolici militanti si sono sollevate grida di protesta che invocavano l’astinenza come la migliore, se non l’unica, possibilità di evitare il contagio. Al di là del proprio credo religioso o della propria educazione sociale il miglior sistema per combattere l’Aids resta l’informazione, la conoscenza del problema grazie alla diffusione di notizie e dati ad opera di organizzazioni specificamente preposte. Sapere cosa siano Hiv e Aids, come può avvenire il contagio e, cosa altrettanto importante, come questo non possa avvenire (così da evitare la discriminazione irrazionale delle persone colpite dal virus), quali strumenti aiutano a prevenire l’infezione e come monitorare la propria situazione (Onu, Croce Rossa, Oms e Sistemi sanitari nazionali stanno investendo grandi risorse per la promozione del test dell’Hiv) sono elementi fondamentali e, a giudicare dalla classifica di Health Consumer Powerhouse è necessario che l’Italia si metta al lavoro per rimediare al suo brutto voto.

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Informazione: l’incomunicabilità tra prodotto e servizio

di Elisa Palmieri

La manifestazione per la libertà d’informazione del 3 ottobre scorso, indetta dalla FNSI, per reagire contro i tentativi di introdurre leggi bavaglio e di impedire ogni forma di dissenso e di critica nei confronti di chi detiene il potere politico in Italia, ha portato sul tavolo di discussione dell’Europarlamento una richiesta di una direttiva europea sul pluralismo dei media in Europa. Tutti i gruppi politici hanno espresso la propria intenzione di risolvere il conflitto d’interesse fra il potere politico e quello mediatico esistente in Italia e scongiurarne di futuri sul territorio internazionale.

Un tempo la società e lo stato erano diretti e controllati da elites esclusive ed autoritarie che trasmettevano e si scambiavano il potere senza render conto del proprio operato a nessuno, al di fuori del loro ristretto ambito. All’apparenza non è cambiato molto.
Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, in un editoriale trasmesso nell’edizione delle 20, afferma che “l’informazione è piuttosto diventata il teatro di uno scontro tra poteri, e non si può pensare che i giornali abbiano sempre ragione. Nè che i giornalisti che hanno opinioni diverse siano nemici o servi”.
Oggi le persone vogliono sapere, capire, intervenire, contare. Gli old media e i new media, fruibili on line, si possono classificare in base al loro avvicinarsi alla dimensione di prodotto. Le notizie vengono commentate e arricchite. I semiologi dicono che non sono più mezzi d’informazione, ma di formazione dell’opinione pubblica. L’informazione diventa così una merce da vendere e il marketing la fa da padrone. Nascono inserti, magazine e supplementi, introducono gadget tutto sotto un unico scopo: quello di rendere appetibile agli inserzionisti il proprio prodotto.

Il capogruppo del PD Davide Sassoli, in vista del voto sulla risoluzione previsto per il 21 ottobre a Strasburgo, ha avanzato la richiesta di una “separazione tra chi raccoglie pubblicità e chi fa televisione”. Niente di più corretto, visto che le redazioni sono diventate, nel tempo, una succursale del potere politico ed economico. Al loro interno i giornalisti sono pedine utili per i loro servigi, non più libere di informare i lettori, ma al contrario promuovono, loro malgrado, la distorsione della rappresentazione dei fatti. Tutto in virtù del lato economico che fa “reggere la baracca”. L’istinto gregario ha rivoltato, come una buona massaia dispiega la biancheria, un’italiaetta di provincia che crede nei soldi facili e nel riscatto personale. Irving Lee disse che viviamo nell’epoca della “menzogna organizzata”.
L’importante, è far capire a chi è affetto da dissonanza cognitiva [predisposizione ad ignorare le informazioni che non corrispondono alla propria visione del mondo] che non è con le parole urlate da un pulpito che si cambia la direzione in cui si sta andando.

Per approfondimenti
Il padrone in redazione, Giorgio Bocca, ed. Sperling & Kupfer, 1989
La logica dello sponsor, Paolo Girone e Beppe Zigoni, ed. Lupetti&Co., 1989

Continua

Digital Divide: competenza di Governo in Finlandia

di Martina Cecco

In Italia arriviamo a una copertura del servizio internet generico, ISDN, Lane, dial-up, ADSL, fibre ottiche di circa il 94% per la fruibilità, ma il servizio non corrisponde certo sempre a quanto riportato sulla carta, si tratta del problema dato dalla mancanza di coincidenza tra il contratto di vendita e il reale dato di capacità delle connessioni internet nelle periferie delle città, per non parlare del problema della connettività, che emerge nelle zone non del tutto coperte da servizio ADSL. Più di 60 mila persone in Europa, tutti i giorni, chiedono una connessione a internet veloce, sia per lavoro che a scopo di uso privato. Internet non sempre risponde bene in termini di servizio, non solo per la navigazione, quanto piuttosto per l’upload e il download, che spesso intasano in rete costringendo a tempi di lavoro che sono variabili.

Il problema italiano principale è e rimane sempre quello della non corrispondenza tra la velocità degli scaricamenti dei collegamenti e quella nominale pubblicizzata dagli operatori: la velocità effettiva delle connessioni avrà però in un prossimo futuro una certificazione che proviene da AGCOM, che toccherà le migliori compagnie telefoniche, garantendo un servizio equo, l’obiettivo italiano è la soglia minima dei 2 Mega garantiti per banda larga ADSL.

In Europa però le cose sono a volte diverse, ricordiamo che l’Italia rimane sempre tra le aree di secondo livello, mentre i paesi che offrono prestazioni migliori rimangono quelli di oltralpe: Danimarca, Olanda, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Belgio e Lussemburgo. E’ proprio per questo che la Finlandia, un paese cosciente di offrire un esempio del tutto diverso rispetto al resto d’Europa, teniamo in considerazione ad esempio lo sviluppo delle piattaforme per lo studio scolastico che si sviluppano con internet, per dirne una, secondo un modello scandinavo e danese, dal prossimo mese di luglio, per offrire pari opportunità ai suoi abitanti, garantirà il diritto a 1 Mega per tutti i cittadini, estendibile presumibilmente entro il 2015 in fibre ottiche a 100 Mega.

Non un semplice servizio: si badi che in Finlandia l’adeguamento dei servizi internet toccherà non solo la libera contrattazione tra utenti e compagnie, nemmeno solo le leggi del mercato e dei contratti di vendita, bensì sarà di competenza della legge di governo, in cui saranno inseriti decreti legge che trattano e regolano la estensione del servizio web e della banda larga: per questo già si comincia a parlare di Diritto alla Banda Larga.

La legge interviene stabilendo una norma uguale per tutti perché sono davvero poche le zone remote in cui internet non è fruibile, in Finlandia, per cui con questa riforma legislativa il Digital Divide andrà a scomparire, realizzando il 100% di una situazione che parte già favorevole: attualmente la Finlandia vede una copertura della Banda Larga del 92% circa. Nokia, Linux, Industria High-Tech sono figlie della Finlandia, non poteva questo paese non essere il primo a adeguare normativamente il diritto al servizio internet in Banda Larga. Esperienze del genere erano state sperimentate in Francia, in Grecia e in Estonia, mentre per il nostro paese non ci sono tentativi in questa direzione e internet viene ancora considerato un mezzo relativamente importante.

La

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Piero Sampiero

Vizi privati e pubbliche virtù

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Le élites non élites

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Il Kama- Sutra dei cattolici

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Premio Liberale dell'Anno - Giuliano Gennaio

Storia del premio.

Tutto nasce come una sfida all’interno della redazione di Liberalcafe.it: individuare le personalità che in Europa, in Italia o nel Mondo abbiano saputo distinguersi per le loro azioni e la loro lotta per la libertà. Per le libertà civili, per l’insediamento dei germi democratici e liberali in culture estranee a questi principi, per il loro sforzo continuo affinché siano i cittadini, gli individui, le persone a contare e non gli Stati, gli interessi della collettività o quelli delle lobby di pressione o delle oligarchie.

Tutto inizia come per gioco, grazie ad una redazione giovane che non ha ancora le forze economiche per poter decretare in grande stile il personaggio dell’anno cosi come fanno i grandi e autorevoli giornali: ma ci prova. Prova a far capire come ci sono molte persone al mondo che provano con tutte le loro forze a combattere i semi dello statalismo e ad abbattere gli ostacoli "al diritto alla vita, alla libertà e al raggiungimento della felicità".

Vincitori delle precedenti edizioni:
2004 - Victor Yushchenko, leader del progressismo liberale in Ucraina

2005 - Francesco Giavazzi , per il suo editoriale del 29 novembre sul Corriere della Sera nel quale indicava cinque punti da realizzare entro i primi cento giorni dal prossimo nuovo governo [ascolta la serata su Radio Radicale]

2006 - Daniele Capezzone, perchè da quando è stato eletto alla Camera dei Deputati come Presidente della Commissione Attività Produttive non si è fermato un momento nel proporre riforme dell’economia e della pubblica amministrazione secondo i più autentici principi e metodi liberali;
Il Tavolo dei Volenterosi, quattro personaggi scomodi, spiriti liberi, precursori del fare politica in modo diverso in Italia (Messa, Tabacci, Rossi e lo stesso Capezzone), seguiti anche da molti politici scontenti ed editorialisti importanti, hanno saputo andare oltre il muro della differenza d’opinioni in ambito etico e collaborare attivamente gli uni con gli altri, in primis per modificare una Finanziaria difficile da digerire e che non crea aspettative rosee per il futuro del nostro paese, e poi per proporre un ambizioso piano di riforme per l’Italia [ascolta la serata su Radio Radicale]

2008 - Dario Antiseri - professore di Metodologia delle scienze sociali alla Facoltà di Scienze Politiche della Luiss di Roma - che con i suoi scritti e la sua attività didattica ha promosso la diffusione dei valori liberali.
 
 

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