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Il ruolo del liberalismo e dei liberali cambia radicalmente. Da ideologia trasversale di elite come nasce, passando per la sua modifica verso il liberalismo di massa mal riuscito, il liberalismo diventa spiegazione delle azioni di ogni singolo individuo senza spiegazione ulteriore.
Far capire l'importanza di queste tesi diventa fondamentale per quei liberali che abbiano il coraggio di innovare e di osare.
Quelli che vogliono cambiare lo stato delle cose, perche' si sentono liberi di attivarsi, di umanizzarsi e di partecipare.
Giugen, in nome della liberta'

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I Liberali processano il capitalismo

MILANO 30 NOVEMBRE 2009 - ore 17,30
Sala delle Colonne Banca Popolare di Milano Via San Paolo, 12

Nel ventennale della caduta del muro di Berlino, data in cui celebriamo la fine dell’avversario storico del liberalismo, Società Libera intende avviare una riflessione

sulle criticità e le prospettive del capitalismo da un punto di vista liberale. Muovendo dal presupposto che la crisi di sistema tuttora in atto è frutto degli eccessi di alcune pratiche del capitalismo, da cui la politica in quanto tale non può ritenersi estranea, riteniamo che essa non possa essere addebitata al liberalismo, che proprio nella responsabilità individuale e nel suo fondamento etico trova la sua peculiare connotazione.

La trama sarà quella di un processo durante il quale un giudice ascolterà prima tre testimonianze, poi l’arringa dell’accusa e quella della difesa, a cui farà seguito una sentenza.

Ore 17.30 INTRODUCE

Salvatore Carrubba Direttore Editoriale IL SOLE 24 ORE

TESTIMONIANZE
I punti di vista:

Filosofico Giulio Giorello, Ordinario di Filosofia della Scienza Università di Milano
Economico Fiorella Kostoris, Ordinario di Economia Università di Roma
Giuridico Piergiuseppe Monateri, Ordinario di Diritto Privato Comparato Università di Torino

Ore 18.30 IL PROCESSO

Giudice Carla Romana Raineri, Magistrato nel Tribunale di Milano
Accusa Salvatore Bragantini, Presidente Pro MAC
Difesa Giorgio Squinzi, Presidente Federchimica

Continua

Verso Copenhagen

Il ruolo della Unione Europea, la nuova sfida globale sul clima
di Martina Cecco

Si terrà a Milano nella giornata del 17 novembre prossimo il seminario di formazione per giornalisti sul tema: “Verso Copenhagen: il ruolo della Unione Europea, la nuova sfida globale sul clima” a partire dalle ore 9.30 presso il Palazzo delle Stelline a Milano.

Prenderanno parte al seminario il professor Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea e la dottoressa Lieve Fransen, Direttrice della Comunicazione della Commissione europea.

Al centro del seminario il problema dei cambiamenti climatici, visti come sfida più che come limite: sfida alla riduzione delle emissioni inquinanti, impliciti cambiamenti nell’ambito dell’economia, cooperazione internazionale e tecnologia, adattamento ai cambiamenti climatici, mitigazione.

Il seminario si tiene nei giorni che precedono l’inizio dei negoziati di Copenhagen, che si terranno nella settimana dal 7 al 18 dicembre prossimi. L’appuntamento di Copenhagen offrirà sviluppo dello studio ambientale e risorse per cui lavorare nei prossimi anni.

Il 17 novembre è così un importante data, che servirà ai giornalisti convenuti per approfondire i temi in vista dei lavori dei negoziati, con l’aiuto degli economisti e dei climatologi.

In occasione dell’evento, Lieve Fransen e Antonio Tajani premieranno le due vincitrici italiane del Premio giornalistico europeo “Sì alle Diversità. No alle Discriminazioni”, i motivi del premio, come si legge dal comunicato. “Maddalena Oliva si è imposta nella categoria generale del Premio “Sì alle diversità. No alle discriminazioni” 2009 con l’articolo “Siamo Frontiera” pubblicato da Diario” e “Laura Stefani, per il suo articolo “16 metri cubi di foresta amazzonica” pubblicato da Slow Food, è andato il premio speciale “Discriminazione e Povertà”, istituito dalla Commissione Europea in preparazione del “2010 - Anno Europeo contro la povertà e l’esclusione sociale.”

Info e accreditamento presso
Ufficio Stampa della Rappresentanza a Milano della Commissione europea
Matteo Fornara e-mail: comm-rep-mil@ec.europa.eu

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L’applicazione del diritto antitrust comunitario

di Martina Cecco

Riflessioni sul reg. 1/2003 a cinque anni della sua entrata in vigore

Si terrà a Milano, nella sede di Corso Magenta,59 il workshop sul tema “L’applicazione del diritto antitrust comunitario - Riflessioni sul reg. 1/2003 a cinque anni dalla sua entrata in vigore”. A ospitare il seminario gratuito, che offre tre crediti formativi per universitari, la Rappresentanza a Milano della Commissione europea e l’Ufficio a Milano del Parlamento europeo.

Il seminario si terrà nella sede del Palazzo delle Stelline in Corso Magenta 59, nel pomeriggio del 6 novembre 2009 a partire dalle ore 14.15, sala del Parlamento europeo. L’evento è accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Milano. Di seguito il programma.

Inizio dei lavori alle ore 14.15 con il saluto del dott. Carlo Corazza, Direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea; alle ore 14.20 - Applicazione decentrata delle regole di concorrenza e arbitrato intervento a cura di Vincenzo Franceschelli, Professore di Diritto Privato, Facoltà di Economia, Università di Milano - Bicocca.

A partire dalle ore 14.40 - Il ruolo del Consigliere Auditore nelle istruttorie relative agli artt. 81 e 82 con l’intervento di Raffaele Di Giovanni Bezzi, Commissione europea - DG Concorrenza, Gabinetto Consiglieri Auditori; alle ore 15.00 - Problemi irrisolti nel diritto procedurale antitrust comunitario rilettura a cura del dott. Ivo Van Bael, Avvocato del Foro di Bruxelles.

A partire dalle ore 15.20 - Rapporti tra giudici nazionali e Commissione europea
Enrico Adriano Raffaelli, Avvocato del Foro di Milano, alle 15.40 - Considerazioni sulla politica comunitaria in tema di ammende nella lotta ai cartelli con l’intervento di Fabrizio Di Gianni, Avvocato del Foro di Roma. Conclusioni previste per le ore 16.00 quando in chiusura sarà presentato il volume Van Bael & Bellis ‘Il Diritto Comunitario della Concorrenza’ G. Giappichelli Editore, 2009.

Informazioni presso l’ufficio di accredito all’indirizzo e-mail formazione@giappichelli.it o chiamare il numero: 011-81.53.535.

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Tutti nello stesso piatto

di Martina Cecco
Festival Internazionale di Cinema Cibo & Video Diversità

Il Festival Tutti nello stesso piatto coordinato da Mandacarù Onlus di Trento invita a partecipare alla kermesse di eventi intorno al tema del Cibo. Il punto focale della esperienza è la sostenibilità delle realtà economiche che sono deputate alla produzione del cibo, la geoalimentazione, il rispetto delle tradizioni alimentari e agricole e le conseguenze che la globalizzazione ha portato in rapporto alla produzione del cibo, da cui la metafora del “piatto unico”.

Interverranno Frans Van der Hoff in seno alla Conferenza di inaugurazione che si terrà il 4 novembre prossimo alle ore 20.30 presso la sala della Cooperazione di via Segantini e Trento (da Uciri – Messico) e Luca Colombo - Fondazione per i Diritti Genetici - portavoce Greenpeace, titolo della conferenza “IL FUTURO DEL CIBO E DI CHI LO PRODUCE”.

Dal 4 novembre al 4 dicembre seguiranno i cineforum e le proiezioni di film, documentari, lungometraggi, corti di animazione di Tutti nello stesso piatto Festival Internazionale di Cinema Cibo & VideoDiversità, le proiezioni si terranno tutti i giovedì dal 5 novembre al 3 dicembre dalle ore 18.00 alle 24.00 - cinema Astra, Trento (film, documentari e corti di animazione in italiano) mentre tutti i venerdì dal 6 novembre al 4 dicembre dalle 17.00 alle 22.30 sarà curato lo speciale di Format - cineteca provinciale, con la proiezione di cortometraggi e lungometraggi in lingua originale con sottotitoli in inglese.

Per i bambini e i ragazzi dai sei ai diciotto anni Schermi & Lavagne - le matinèe del festival per le scuole tutti i giorni per tutta la durata del festival: con cartoni animati e corti.

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A Garlasco il processo penale probabilmente ha funzionato

di Enrico Gagliardi

Ogni volta che processi penali particolarmente importanti dal punto di vista mediatico investono l’opinione pubblica, assistiamo puntualmente alla genesi di una folta schiera di “esperti” di procedura penale i quali certificano il fallimento del sistema penale piuttosto che la sua rivincita.

Il caso Garlasco ne è un esempio nitido: nel corso del processo una perizia del giudice ha nei fatti completamente ribaltato l’ipotesi accusatoria del Pubblico Ministero che individuava in una determinata ora l’omicidio di Chiara Poggi per mano di Alberto Stasi.

Il crollo del teorema accusatorio ha scatenato fortissime polemiche sfociate nuovamente nell’ipotesi di responsabilizzare il Pubblico Ministero negligente.

Prescindendo dallo sbocco processuale che il caso avrà, bisogna mettere in luce come una critica del genere nella fattispecie concreta non sia del tutto fondata.

In altri termini in situazioni di questo tipo (ipotesi accusatorie accanitamente sostenute ma rivelatesi poi fallaci) la sanzione è endemica al processo stesso. Quando una perizia del giudice (organo terzo ed imparziale) indebolisce e sconfessa quella di una parte, il processo ha svolto il suo dovere, ha funzionato.

È proprio questa l’essenza del modello accusatorio di stampo anglosassone: una sana e rigida dialettica procedimentale davanti ad un “arbitro” (il giudice) dotato di alcuni poteri di iniziativa probatoria grazie ai quali è possibile modificare le posizione delle singole parti.

È proprio il contraddittorio grazie al quale i diversi soggetti si affrontano con i mezzi loro a disposizione a rappresentare indirettamente la sanzione in caso di eventuali negligenze. Il Pubblico Ministero o la difesa che assumono posizioni discutibili o deboli avranno come conseguenza del loro comportamento l’eventuale “sconfitta” della loro tesi.

Solo la sentenza potrà cristallizzare i fatti di Garlasco e dirci se l’ipotesi dell’accusa era sufficientemente solida oppure no; di sicuro il magistrato ha subito il contraccolpo della perizia del giudice.

Sono altri gli ambiti nei quali ravvisare eventuali responsabilità degli organi inquirenti. Per quello come Garlasco basta un regolare processo che come in una partita tra più squadre vede prevalere quella migliore, quella più competitiva.

Dispiace invece che puntualmente si perdano occasioni per affrontare le singole questioni in modo approfondito, ragionando sulle diverse ipotesi, scindendole tra loro.

Purtroppo nel nostro paese prevale un taglio più sensazionalistico finalizzato alla polemica ed a qualche “plastico” e trasmissione di troppo.

Nell’ottica di un processo sempre più accusatorio, almeno nelle sue intenzioni, devono invece essere viste poi le modifiche legislative che qualche anno fa hanno potenziato i poteri dell’imputato sotto il profilo delle indagini difensive. Al soggetto imputato infatti è consentito condurre investigazioni per mezzo di personale privato specializzato e qualsiasi altro atto in grado di liberarlo dalle eventuali accuse.

La logica di una scelta legislativa di questo tipo è ovvia: procedere verso una progressiva uguaglianza tra accusa e difesa iniziata con la riforma del 1988-1989 e proseguita con vicende alterne nel corso degli anni novanta.

Quanto poi questa normativa sia effettivamente applicata è altra storia. Gran parte degli studiosi di procedura penale infatti hanno più volte messo in luce la sostanziale inapplicabilità reale delle norme in materia di indagini difensive; inapplicabilità che nei fatti rende le posizioni del Pubblico Ministero e della difesa ancora separate da una distanza siderale ovviamente a favore dell’organo di accusa.

Ecco allora che a maggior ragione il ruolo del giudice risulta sempre più centrale e fondamentale proprio in funzione di arbitro in grado di calibrare le eventuali differenze tra le parti sopperendo laddove queste possano risultare eccessivamente sbilanciate verso la Pubblica Accusa.

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Open Source: Linux per tutti

di Martina Cecco

Risorse Free più sicure e con alta durabilità negli anni

Linux Day presentato dalla LinuxTrent, una associazione senza fini di lucro che dal 1998 promuove il Software Libero coinvolgendo nella propria missione il mondo delle scuole e della pubblica amministrazione: ne abbiamo parlato durante la Fiera Fà la Cosa Giusta con Roberto Resoli e Enrico Sester, rispettivamente portavoce di Linux Trent, Analista di Software e di sistema presso il Comune di Trento il primo e formatore per Linux Trent il secondo.

Chi siete e che cosa fate nella associazione Linux Trent? “Linux Trent si occupa di spiegare alla gente che Linux è un sistema adatto anche per chi non lavora nel settore dell’informatica - spiega Enrico Sester - lo facciamo attraverso eventi e incontri periodici, anche se Linux Trent è una vera e propria associazione senza scopo di lucro.” LinuxTrent Oltrefersina è composta da Tiziano Sartori, Giuliano Natali (diaolin), Paolo Lenti, Roberto Resoli ed Enrico Sester.

Si parla spesso di software libero, di programmi e di sviluppo dei programmi Linux è completamente gratuito? “Non esattamente - spiega Enrico - le risorse Open Source permettono di lavorare sul programma e di rivedere i lati critici, migliorarlo, metterci del suo, non vuol dire che sia sempre tutto gratuito.” Nello spazio Linux c’è una macchina simulatore per provare Ubuntu e Kubuntu, portati per il Linux Day 2009 e in omaggio a chi li testerà. Ubuntu è simile all’interfaccia Machintosh, Kubuntu assomiglia al casalingo Windows. “Tutti i programmi di Office possono essere importati sul sistema, anche Open Office, Mozzilla, Programmi di posta e così via, solo che qui si spiegano passo passo all’utente i progressi del suo lavoro, spiega che cosa sta succedendo alla macchina e che cosa sta facendo l’utilizzatore in quel momento, per questo è adatto per chi vuole avvicinarsi a questo sistema operativo.”

Prima si prova Kubuntu, uguale a Windows parrebbe, stessa idea di usabilità alla base del programma, una coscienza ordinata e lineare, veloce e silenzioso. E poi Ubuntu, che significa “Umanità agli altri”. Enrico presenta “GNU” a Liberalcafé; chi è lui? “Lui è GNU, che significa GNU’s Not Unix, simbolo di un progetto lanciato nel 1983, da Richard M. Stallman fondato sulla creazione di software completamente liberi simili a Unix, ma GNU.” E a questo punto i supporter sono diventati due: il Pinguino storico di Linux e lo GNU per GNU’s not Unix. Per GNU lavora la FSF Free Software Foundation, che si occupa di curare gli interessi e gli aspetti legali del progetto; attualmente il lavoro si svolge prevalentemente con un sistema GNU/Linux.

Spesso si preferisce il software tradizionale per una questione di compatibilità, questo problema di programmi esiste ancora? “In alcuni casi è Microsoft che produce programmi che non sono compatibili tra loro, il software libero riesce ad essere importato su questo sistema, come anche i programmi Microsoft che si usano nei sistema not-free.” Spiega Sester che nella maggior parte dei casi si sceglie per uniformità il programma tradizionale, ma che sempre di più nella Pubblica Amministrazione e nelle scuole si tende a scoprire il valore del Software Libero, per cui vengono svolti regolarmente incontri formativi con chi deve usare i programmi sul posto di lavoro.

A questo punto per alcune note tecniche sorge una domanda: ma un programma Free potrebbe essere pericoloso per alcune problematiche? Ad esempio per la privacy, sicurezza del sistema, protezione dei dati? “Molto più sicuro del tradizionale, si è passati dalla mentalità che la Security is Trough Obscurity, che portava a blindare programmi e sistemi per la protezione del proprio elaborato, alla mentalità attuale per cui la condivisione crea la sicurezza del sistema” ci tiene a spiegarlo bene Roberto Resoli, analista informatico, che racconta la storia dello sviluppo del free software a partire dal pensiero di Auguste del Kerckof, come non ci siano possibilità di tenere nascosti virus, funzionalità malevole, spyware nel sistema, perché il libero codice consente di verificare la correttezza e il funzionamento. Che ne pensi di Wikipedia? “Molto più aggiornata e corretta che non altri sistemi di lingua on line, sempre sotto gli occhi di tutti”. LinuxTrent, spiegano, è convinta che sia importante continuare a lottare per la libertà di pubblicare on line in siti internet blog, ne parliamo con una certa cognizione di causa, convinti che non si può blindare la rete per paura della sua grande forza.

Sistemi operativi, hardware, ma lo consiglieresti il Free Software per una banca ad esmepio? “La maggior parte degli istituti di credito ha scelto di cambiare - spiega Resoli - le banche hanno cominciato a provare sistemi GNU/Linux e componenti free per il trattamento dei dati, personalmente pernso che sia molto più sicuro.” Una risorsa non da poco, quella della applicabilità per sistemi sicuri che possono rimanere tali nel tempo, fra trent’ann’ un free software sarà sicuramente compatibile con i nuovi programmi, e invece .. chi riesce più a leggere i primi file archiviati nei vecchi pc degli anni ottanta con le nuove macchine?

Per saperne di più Associazione LinuxTrent

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Internet, nuova malattia per l’informazione

di Elisa Palmieri

E’ ufficiale, in Italia esiste la libertà d’informazione. Le due mozioni, quella presentata dal centro destra che sosteneva l’assenza di una situazione di minaccia della libertà di informazione in Italia e l’altra del centro sinistra, in cui si denunciavano anomalie nel bel paese e pressioni governative su media nazionali e stranieri, presentate a Bruxelles il 21 ottobre scorso sono state bocciate dall’assemblea.

A differenza di altri canali di comunicazione, Internet, che supera i tempi tecnici della stampa dei giornali, per mezzo di sistemi che tendono a portare il maggior numero di informazioni verso l’utente, consente a chiunque di accedere alle due tipologie base, ovvero la comunicazione e la diffusione di notizie su avvenimenti contemporanei, sviluppando la propria strategia di informazione sulla base di indicazioni prese in diversi Paesi, contribuendo alla diffusione del sapere e aumentando la capacità e la qualità delle tecniche di trasmissione delle informazioni.

I new media, fruibili on line, si possono classificare in base al loro avvicinarsi alla dimensione di prodotto o servizio all’interno della mappa dell’industria dell’informazione.
Internet è l’insieme di informazione e divertimento, cultura e attualità. L’ampia varietà di argomenti trattati nel web, pur operando a livello globale, è anche un potente mezzo che può perdersi nella ragnatela infinita di siti on line, dove i web site dei grandi giornali esercitano il dominio e dove si può perdere il senso della realtà per la confusione presente.

L’impegno nei confronti di questo processo di diffusione rapido e costante di informazioni, tuttavia, avrebbe un valore illimitato, se fosse stato affiancato da filtri, fin dalla origini per soddisfare le richieste più esigenti, in grado di individuare e concentrare su quegli aspetti dell’organizzazione efficace, che devono essere cambiati e migliorati affinché il fruire delle informazioni sia sempre più in linea con le aspettative degli utenti.

Sulla base di questo continuo sviluppo, come la nascita, a giorni, di un nuovo network adattabile, trasversale, che agevola l’accesso alle informazioni di un settore specifico e migliora il processo comunicativo tra la flessibilità nell’espandersi e ridefinirsi in base alle nuove richieste che man mano sorgono è uno dei numerosi metodi per filtrare e valutare il modo in cui si percepiscono le comunicazioni, eliminando così la malattia di cui sono afflitte la maggior parte delle notizie: l’elefantiasi da internet.

Per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente la capacità e la volontà. E’ importante stabilire una strategia precisa. L’evoluzione della comunicazione parte dalla scelta e dalla selezione delle notizie a seconda degli obiettivi dell’organizzazione. Avere un piano da seguire non deve comunque impedire di essere flessibili e disposti a cambiare quando si presentano delle opportunità e degli eventi non previsti.
Il mondo dei nuovi media è un mondo dove l’evoluzione delle singole parti è collegata a quella dell’intero sistema in cui sono inserite.

Share and Enjoy: Print Digg Sphinn del.icio.us Facebook Mixx Google Bookmarks Blogplay Add to favorites Blogosphere News Diggita email FriendFeed Internetmedia Live MySpace NewsVine Segnalo StumbleUpon Technorati Wikio IT e disposti a cambiare quando si presentano delle opportunità e degli eventi non previsti. Il mondo dei nuovi media è un mondo dove l’evoluzione delle singole parti è collegata a quella dell’intero sistema in cui sono inserite. Share and Enjoy: " /> Continua

Perchè voto Franceschini

di Lucandrea Massaro

Questa è una risposta che è per il mio amico Daniele, che mi rimprovera per aver ripubblicato una nota di Adinolfi su Marino. E’ una risposta che è - per l’oggetto che la compone - pubblica per sua propria natura, per questo la espongo qui. Grazie

La cosa più essenziale della nota di Adinolfi è il problema che pone su Marino che - premetto - mi piace su molte cose e soprattutto lo trovo molto credibile. Marino tuttavia è esattamente la Binetti al contrario. E’ chiaro, logico e forse anche scontato che la Binetti non farà mai il 7 o il 10% o non so quanto di voti se si candidasse alla segreteria, in un partito “progressista”, mentre le posizioni di Marino sono più a loro agio in questo campo dell’arco politico. Detto questo Marino è altrettanto ideologico e - soprattutto - ha il limite di aver fatto la campagna sul SI e sul NO, come se certe scelte (quelle eticamente sensibili) fossero definibili in termini così netti, distinti e soprattutto definitivi! Inoltre se è certamente vero (o per lo meno plausibile) che se vincessero gli altri due candidati non ci sarebbero fuoriusciti dal partito o (peggio) scissioni, altrettanto non si può dire se vincesse Marino, per lo stesso motivo per cui se vincesse la Binetti chi sta con Marino non so quanto resterebbe dentro al PD.

So che molti auspicano la fuoriuscita dei TEODEM ecc, aspirazione legittima per carità, ma quanto lungimirante politicamente? Se vogliamo Marino estremizza ancora di più il problema posto da Bersani sull’identità. Identità vuol dire che i simili stanno con i simili e che si dichiara apertamente che: sull’ambiente lasciamo fare ai VERDI, con quelli dei centri sociali facciamo parlare il PRC, con i cattolici lasciamo trattare l’UDC, ecc…io ci vedo un limite enorme all’azione di un grande partito di massa che possa parlare agli italiani tout court e assumersi la responsabilità del governo. La vocazione maggioritaria non vuol dire “o prendo il 51% da solo o niente” vuol dire non subappaltare pezzi di società a specifici partiti politici! Per questo voto Franceschini, perchè voglio morire DEMOCRATICO e non PIDIESSINO….

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Il passo indietro dell’Italia: il Partito democratico inciampa sui diritti dei gay

di Claudia Moschi

“Farsi bacchettare dall’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite è un po’ come farsi dare lezioni di morale dal nostro Presidente del Consiglio”. Questa è solo una delle tante battute che circolano nella blogosfera e nei social network italiani che in queste ultime settimane stanno dando il meglio di sé: vetriolo profuso generosamente senza risparmiare nessuno e il bersaglio preferito è diventato il frantumato Partito democratico, come dire, per interposta persona. Se il protagonista indiscusso della satira italiana (con una buona partecipazione della stampa estera) è il Premier Berlusconi il fallout radiattivo investe spietatamente gli avversari di Popolo della libertà e Lega Nord lasciando poche speranze a quanti attendevano l’emergere di una valida alternativa: in un periodo in cui la maggioranza ha servito un assist dopo l’altro all’opposizione questa si è giocata tutte le possibilità di goal, a porta vuota per giunta. Ci si può chiedere dove fossero i 22 deputati del Pd al momento del voto per l’approvazione del provvedimento che conteneva la norma sullo scudo fiscale, ma sarebbe inutile: le polemiche sui parlamentari assenteisti si prolungano da diverse legislature e in settimana la questione è tornata alla ribalta su quotidiani e telegiornali.

Si potrebbe parlare della completa mancanza di contenuti nelle dichiarazioni dei candidati alla segreteria del Partito o dell’incapacità di andare oltre a controbattute degne delle scuole materne, ma anche questa è roba vecchia. Si sa che la propaganda del maggior partito di opposizione si basa prevalentemente sulla critica di una singola persona che, per quanto condivisibile, dopo un po’ stanca e lascia senza niente in mano, al massimo riempie una piazza per un pomeriggio. Parlare dell’attività del Partito democratico, insomma, lascia il tempo che trova perché non si tratta di un’organizzazione di massa ma di una frittata malriuscita in cui le componenti della ricetta non si sono amalgamate, gli ingredienti scappano da tutte le parti e fanno quello che vogliono. Non ci sono regole e le poche linee di principio vengono ignorate nei momenti più importanti per seguire convinzioni personali. Ecco allora che quando la Camera dei Deputati si riunisce per votare un disegno di legge contro l’omofobia redatto da una deputata del Pd, Paola Concia, la frittata implode. La proposta prevedeva l’inserimento delle aggravanti per i reati commessi con “finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”, un passo necessario e urgente dopo i numerosi episodi di violenza contro i gay che hanno costellato gli ultimi mesi eppure non si è riusciti a farlo quel passo. I voti a favore sono stati 285 e 222 quelli contrari ma tra questi quello che ha pesato più di tutti appartiene all’onorevole Paola Binetti perché ha riaperto una vecchia ferita e riportato in auge il problema dell’organizzazione interna del Pd che, recidivo, continua a spaccarsi: espellerla o meno? È vero che il Pd ha vocazione pluralista ma diventa sempre più simile ad una Torre di Babele in cui ognuno parla per sé e nessuno si capisce.

In un Paese che ha portato avanti con tanta caparbietà la moratoria contro la pena di morte diventa paradossale non essere riusciti ad approvare una legge contro l’omofobia. L’Onu l’ha definito un “passo indietro” in merito alla tutela dei diritti di degli omosessuali e Amnesty International ha rincarato la dose con accuse altrettanto pesanti. A questo punto diventa imbarazzante per il Partito democratico pensare che i più coerenti in materia siano stati i deputati provenienti dall’ala della destra finiana. Rileggendo alcuni commenti nei salotti internettiani si scorge una soluzione: votare Gianfranco Fini il 25 ottobre?

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Visti da vicino

(Lega, PDL, PD, IDV, UDC + circa 170 altri partiti)

di Salvatore Italia

La Lega è un vero partito, o meglio lo è per i canoni formali.
E’ radicata sul territorio, e non perché ha aperto dei gazebo, ma perché ogni giorno è vicina alla sua gente: parla con loro e da questi riceve la sua forza. Quelli dati alla Lega sono voti convinti.
A questi pregi si contrappone un grave difetto: l’essere nella storia della seconda repubblica il primo partito dell’antipolitica. La Lega non interpreta la volontà popolare per immaginare un Paese migliore, ma assorbe l’odio, la rabbia, il sentimento di rivalsa verso le istituzioni. La sua ideologia (rectius: l’ideal-politico come dicono i post-ideologici) è la Roma ladrona, la secessione, l’autonomia, l’idea della razza.
Curiosamente in tutto questo somiglia ad un partito dei primi del novecento.
Antistorica e tribunizia ha come missione quella di dividere e governare ciò che è stato separato.

Se nella Lega si sente poco l’idealpolitico, ne Il Popolo delle Libertà di questo ingrediente ve n’è in abbondanza: esso si proclama liberale ma anche un po’ socialista (comunista mai!), cattolico ma anche laico, elitario ma popolare, rivoluzionario, anzi riformatore, innovatore e conservatore.
Il PDL è tutto questo perché Silvio è un po’ tutto.
Soprattutto dopo l’entrata in vigore dell’inno “meno male che Silvio c’è”, il PDL pare più una tifoseria che una vera parte politica. Attenzione però a sottovalutarne l’importanza storica, questo partito rappresenta un grande passo verso la costruzione di un nuovo assetto partitico in Italia e sbaglia chi crede che non abbia vita al suo interno. Il grande limite è l’essere costruito intorno ad una sola persona: tutto accade intorno al leader e il partito sembra esistere solo per un suo atto di volontà, è pensato, progettato e guidato da un solo uomo, con tutto il suo carisma e tutti i suoi difetti.
Ma non scandalizzatevi troppo perché Berlusconi è l’autobiografia della nazione tra la fine del novecento e il nuovo secolo e perché Berlusconi non è il male, è solo il più forte.

Quelli del Partito Democratico hanno preso alla lettera il loro nome, con una stupefacente pervicacia a dimostrare che è tutto veramente e fortemente democratico.
Il partito è interamente impegnato a discutere su se stesso, è ipertrofico nella sua organizzazione, sino a dimenticare che esiste una politica da fare in Parlamento. Recentemente sul voto del tanto contestato Scudo Fiscale pare che parte dei parlamentari del PD non erano in aula perché stavano scrivendo le regole del dibattito tra i candidati segretari al partito. Se la notizia è vera c’è da preoccuparsi. Per ora la linea politica sembra solo fare la guerra a Berlusconi. Lui è come Andreotti! Ma alla gobba e all’ironia vi ha sostituito il sorriso smagliante e una certa sfacciataggine.
Anche qui pare di essere rimasti quantomeno a trent’anni fa.
Se il Cavaliere non è il nuovo che avanza, i suoi più diretti avversari non brillano certo per originalità e chiosando G. Lakoff direi agli amici del PD di “non pensare (troppo) all’elefante”.

Italia dei Valori, un tempo annoverato tra i piccoli partiti personali è oggi la grande incognita dell’opposizione al centro destra.
Spesso nelle parole del suo leader maximo si dichiara liberale e democratico, ma al suo interno sembra come certi stati del Sud America. Antonio Di Pietro è dictator legibus scribundis come Silla: egli è sì tiranno, ma lo fa per il bene del Partito. E ci chiediamo se non abbia ragione.
Chiaramente personale, post-ideologico e antipolitico si rintraccia però in questo partito una vera tensione a divenire soggetto organizzato intorno ad un’idea, ideologicamente orientato, addirittura endo-democratico e riformista. Ma chi non sa che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni?

L’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, alias UDC è tutta in movimento.
E’ il luogo in cui da tempo si aggregano e si disaggregano alleanze, progetti, nuovi partiti.
La costola uscita dall’allora costituendo PDL è l’altra grande “x” della politica italiana.
Speriamo solo che la sua leadership non si faccia sedurre da un nuovo biscione e che Casini abbia davvero l’X-factor.

Poi c’è il partito di quelli che “non si sa mai dovessero diventare i numeri uno”, quelli che non scendono mai in politica, ma sono sempre lì per farlo, dei “dietroquintisti”, delle quinte colonne.
Quelli che aspettando Godot (rectius: che Silvio tiri le cuoia) gli sono venuti i capelli bianchi.

Visto poi che il referendum elettorale non è passato ben presto potremo avere la gioia di rivedere miriadi di partiti e partitini cimentarsi nelle sfide elettorali (ricordiamo che per le elezioni del marzo 2008 sono state depositate ben 177 liste) e chissà che in tutto questo sciame non ci sia una zanzara capace di pungere l’elefante!

Il Popolo della Libertà, Partito Democratico, Lega Nord, Italia dei Valori, Unione di Centro, Alleanza Autonomista e Progressista, Alleanza di Centro (presente in Parlamento con 1 deputato fuoriuscito dall’UDC), Liberal Democratici (presenti alle Politiche nelle liste del PdL, in Parlamento nella componente del gruppo Misto della Camera Liberaldemocratici-MAIE), Movimento per le Autonomie, Movimento Repubblicani Europei (come partito autonomo nel PD), Partito Liberale Italiano (presente in Parlamento con 1 deputato fuoriuscito dal PdL), Partito Repubblicano Italiano (presenti alle Politiche nelle liste del PdL, in Parlamento nella componente del gruppo Misto della Camera Repubblicani Regionalisti Popolari), Radicali Italiani (presenti come delegazione autonoma nel gruppo parlamentare del PD), Südtiroler Volkspartei, Vallée d’Aoste Autonomie Progrès Fédéralisme, Federazione dei Verdi, >Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Socialista, Sinistra Democratica, Movimento per la Sinistra, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Internazionalista, Partito dei Socialdemocratici, Partito di Alternativa Comunista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Sinistra Critica, Forza Nuova, La Destra, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Alleanza Monarchica, Movimento Fascismo e Libertà, Partito Pensionati, Democrazia Cristiana, Federazione dei Liberali Italiani, No Euro, Partito Democratico Cristiano, Partito Umanista, Patto dei Liberaldemocratici, Pensionati Uniti, Popolari Democratici, Popolari UDEUR, Consumatori Uniti, Sinistra nazionale, Movimento di Azione Popolare…e ne ho tralasciati alcuni.
Poi ci sono quelli regionali, ad esempio:

Verdi del Sudtirolo, Union für Südtirol, Die Freiheitlichen, Unione Democratica dell’Alto Adige, Unitalia, Ladins, Süd-Tiroler Freiheit, Demokratische Partei Südtirol

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Piero Sampiero

Vizi privati e pubbliche virtù

Post aggiunto da Piero Sampiero il 26 Ottobre 2009 alle 12:50

Piero Sampiero

'' Io quoto, tu quoti...''

Post aggiunto da Piero Sampiero il 18 Ottobre 2009 alle 12:38

Piero Sampiero

" E poi dice che uno si butta a sinistra..."

Post aggiunto da Piero Sampiero il 10 Settembre 2009 alle 12:29

Piero Sampiero

'' Libertà di stampa e di... diffamazione ''

Post aggiunto da Piero Sampiero il 31 Agosto 2009 alle 14:30

Piero Sampiero

' C'era una volta il play boy '

Post aggiunto da Piero Sampiero il 1 Luglio 2009 alle 12:42

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Porto Rotondo ed il suo YCI

Post aggiunto da Piero Sampiero il 1 Luglio 2009 alle 10:11

Piero Sampiero

Poveri laicisti

Post aggiunto da Piero Sampiero il 29 Giugno 2009 alle 19:30

Piero Sampiero

Declino

Post aggiunto da Piero Sampiero il 25 Giugno 2009 alle 12:13

Piero Sampiero

Le élites non élites

Post aggiunto da Piero Sampiero il 24 Giugno 2009 alle 20:03

Piero Sampiero

Il Kama- Sutra dei cattolici

Post aggiunto da Piero Sampiero il 15 Giugno 2009 alle 12:49

Premio Liberale dell'Anno - Giuliano Gennaio

Storia del premio.

Tutto nasce come una sfida all’interno della redazione di Liberalcafe.it: individuare le personalità che in Europa, in Italia o nel Mondo abbiano saputo distinguersi per le loro azioni e la loro lotta per la libertà. Per le libertà civili, per l’insediamento dei germi democratici e liberali in culture estranee a questi principi, per il loro sforzo continuo affinché siano i cittadini, gli individui, le persone a contare e non gli Stati, gli interessi della collettività o quelli delle lobby di pressione o delle oligarchie.

Tutto inizia come per gioco, grazie ad una redazione giovane che non ha ancora le forze economiche per poter decretare in grande stile il personaggio dell’anno cosi come fanno i grandi e autorevoli giornali: ma ci prova. Prova a far capire come ci sono molte persone al mondo che provano con tutte le loro forze a combattere i semi dello statalismo e ad abbattere gli ostacoli "al diritto alla vita, alla libertà e al raggiungimento della felicità".

Vincitori delle precedenti edizioni:
2004 - Victor Yushchenko, leader del progressismo liberale in Ucraina

2005 - Francesco Giavazzi , per il suo editoriale del 29 novembre sul Corriere della Sera nel quale indicava cinque punti da realizzare entro i primi cento giorni dal prossimo nuovo governo [ascolta la serata su Radio Radicale]

2006 - Daniele Capezzone, perchè da quando è stato eletto alla Camera dei Deputati come Presidente della Commissione Attività Produttive non si è fermato un momento nel proporre riforme dell’economia e della pubblica amministrazione secondo i più autentici principi e metodi liberali;
Il Tavolo dei Volenterosi, quattro personaggi scomodi, spiriti liberi, precursori del fare politica in modo diverso in Italia (Messa, Tabacci, Rossi e lo stesso Capezzone), seguiti anche da molti politici scontenti ed editorialisti importanti, hanno saputo andare oltre il muro della differenza d’opinioni in ambito etico e collaborare attivamente gli uni con gli altri, in primis per modificare una Finanziaria difficile da digerire e che non crea aspettative rosee per il futuro del nostro paese, e poi per proporre un ambizioso piano di riforme per l’Italia [ascolta la serata su Radio Radicale]

2008 - Dario Antiseri - professore di Metodologia delle scienze sociali alla Facoltà di Scienze Politiche della Luiss di Roma - che con i suoi scritti e la sua attività didattica ha promosso la diffusione dei valori liberali.
 
 

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